Giuliano Amato nominato giudice cosituzionale, ricordate la minimum tax?

giuliano amatoGiuliano Amato è stato nominato #giudice #costituzionale da Giorgio Napolitano – da ricordare che il governo Amato introdusse la “minimum-tax” nel 1992. Ora, con la nomina di Amato, i due inventori delle tassazioni minime incostituzionali (Franco Gallo e Giuliano Amato) hanno fatto carriera e (sigh) sono entrambi dentro la corte Costituzionale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuliano_Amato
(minimum tax -> giudice costituzionale)

http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Gallo
(studi di settore -> presidente corte costituzionale)

MInimum tax

‘ MINIMUM TAX PER GLI AUTONOMI’

 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/07/28/minimum-tax-per-gli-autonomi.html
Archivio La Repubblica

28/07/1992 ROMA – Sarà la “minimum tax” l’ arma che il governo userà per spianare la strada all’ accordo tra Confindustria e sindacati sul costo del lavoro. L’ introduzione di un reddito da dichiarare minimo per i lavoratori autonomi è stata peraltro annunciata ieri, in un’ intervista ad un quotidiano economico, anche dal ministro delle Finanze Giovanni Goria. “Nei settori del commercio, dell’ artigianato e dell’ impresa minore – afferma il ministro – si annidano fasce di evasione. Noi proporremo uno scambio che ritengo accettabile: chi verserà imposte in misura ragionevole potrà stare tranquillo, mentre gli altri dovranno adeguarsi agli oneri della contabilità ordinaria e dovranno sapere di essere nel mirino del Fisco”. Ma cosa è la “minimum tax”? Oggi il sistema fiscale prevede per i lavoratori autonomi dei semplici parametri (si chiamano coefficienti presuntivi di reddito) che i professionisti e i commercianti hanno la semplice facoltà di rispettare. Sanno, cioè, che rispettandoli possono evitare l’ accertamento. Niente di più. La “minimum tax” invece è un parametro obbligatorio. Esistono diverse versioni e diverse ipotesi su cui al ministero delle Finanze stanno lavorando. Questo sistema di imposizione viene utilizzato in molti altri paesi e ha sempre dato dei buoni risultati in termini di gettito tributario. Vediamo come potrebbe funzionare il nuovo meccanismo. In estrema sintesi, il fisco calcola un reddito minimo per ciascuna categoria professionale e su questo gli autonomi devono calcolare le proprie imposte. Secondo alcuni calcoli ufficiosi, se venisse fissato un reddito minimo imponibile pari a 18 milioni, il gettito maggiore che ne deriverebbe sarebbe pari a circa tremila miliardi di lire. Un sistema alternativo prevede invece che i lavoratori autonomi debbano dichiarare come reddito minimo quello dichiarato dai propri lavoratori dipendenti. Un terzo sistema prevede la drastica riduzione degli oneri deducibili, in modo da circoscrivere i fenomeni di elusione fiscale. La “minimum tax” scatterebbe dal primo gennaio del prossimo anno. Verrebbe inserita in un disegno di legge di accompagnamento della Finanziaria 1993. Sinora l’ opposizione al progetto più forte arriva dalla Dc perche con questa forma di imposizione verrebbero colpiti settori economici fino ad oggi protetti da questo partito. Inoltre, c’ è un problema formale giuridico. La Corte Costituzionale ha bocciato la “minimum tax” che era stata introdotta per pagare la cosidetta tassa sulla salute. Alle Finanze spiegano che la bocciatura dell’ Alta Corte è arrivata perché il provvedimento non era tecnicamente ineccepibile. La “minimum tax” verrebbe comunque accompagnata da uno “zuccherino” per i lavoratori autonomi. Lo “zuccherino” è rappresentato dalla riapertura dei termini dei grandi condoni fiscali. E’ sempre Goria a confermare nell’ intervista l’ intenzione di concedere ulteriore tempo ai contribuenti per chiedere il perdono fiscale. Il condono non verrebbe esteso al 1991, anche se in Parlamento ci sono molte forze politiche che spingono in questa direzione. Goria ha poi confermato l’ intenzione di rivedere l’ imposizione fiscale sui capital gains. La tassa sui guadagni di Borsa dovrebbe essere congelata per un certo periodo, fino a quando non verrà modificato l’ intero sistema di imposizione sulle rendite finanziarie. In particolare il governo sta studiando come aiutare, tramite la leva del fisco, l’ investimento in azioni. Queste oggi subiscono un doppio prelievo: sia sui dividendi pagati ai risparmiatori, sia sulle eventuali plusvalenze. Il forte peso del fisco accompagnato dalla sfiducia degli investitori sta praticamente causando una fuga senza fine dalla Borsa che è oramai in caduta libera. Ma non sono le imposte sulle azioni che saranno cambiate. Goria parlando ieri a Bruxelles ha detto chiaramente che verrà messo mano anche al carico fiscale sui depositi bancari. Secondo il ministro delle Finanze infatti, “l’ Italia ha un sistema complessivo significativamente diverso da quello degli altri partner comunitari. Non credo – ha aggiunto – che si potrà affrontare il grande mercato unico del 1993 nelle condizioni in cui siamo”. Il ministro delle Finanze ha concluso osservando che le misure dovranno essere prese rapidamente.

di GENNARO SCHETTINO

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